Ultimo aggiornamento: 06-07-2016   

"L'ETNA da cima a..fondo" Itinerario naturalistico tra terra e mare Scopri L'ETNA in modo originale in collaborazione con Centro Turismo Ambientale Sicilia

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MINICROCIERA 1 GIORNO DA CATANIA  A TAORMINA ISOLA BELLA 
da Catania navigando fino alla spettacolare rada di TAORMINA sovrastata dal Monte Tauro  e Isola Bella

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PATRIZIA MAIORCA E INFINITOMARE AD ACITREZZA Evento Organizzato in collaborazione con AMP ISOLE DEI CICOPI - COMUNE DI ACICASTELLO

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VISITA ALL'ISOLA FERDINANDEA..L'Isola che non c'è Escursione a largo del canale di sicilia

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BANCO DI GRAHAM - ISOLA FERDINANDEA escursione sub  
L'ISOLA CHE NON C'E'
- escursione sub di 1 giorno

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Discesa sul "VENIERO"  Sommergibile e "sacrario" una immersione nella memoria e nella storia

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VISITA ALL'ISOLA FERDINANDEA..L'Isola che non c'è


ORGANIZZAZIONE ESCURSIONE E IMMERSIONE ALL'ISOLA FERDINANDEA -BANCO DI GRAHAM

Organizzazione INFINITOMARE Catania


BREVE STORIA DELL'ISOLA

Nonostante abbia avuto una vita breve, circa sei mesi, riesce ancora a far parlare di se, come tutte quelle cose inspiegabili che investono ogni esistenza, portandosi dietro meraviglia e stupore.

A fine giugno dell’anno 1831 una serie di scosse telluriche, sentite fino a Palermo e nell’entroterra, non lasciavano nemmeno intuire cosa sarebbe successo di li a poco.
Il 28 dello stesso mese il comandante C.H. Swinburne del ''Rapid'', unità navale britannica, nota ''Un fuoco in mezzo al mare'', come egli stesso dirà, al largo della città di Sciacca.

In seguito ad un sopralluogo effettuato dagli inglesi, a 26 miglia di distanza dalla costa, in corrispondenza della secca del corallo, viene rilevata un’ elevata temperatura dell’acqua e un’anormale moria di pesci in superficie. Alcuni dei marinai presenti nelle barche, a causa delle esalazioni svennero.

Intanto, altre scosse telluriche continuano a farsi sentire. La notte tra il 10 e l’11 luglio, in quello stesso punto, affiora una bocca vulcanica eruttante scorie e lapilli. Si forma un’isola di circa quattro chilometri quadrati e 60 mt d’altezza.
Isola Ferdinandea

La neonata isola attira immediatamente l’interesse di potenze straniere in cerca di approdi strategici per le loro flotte. Il 2 di agosto il capitano Jenhouse sbarca sull’isola e pianta la bandiera inglese battezzandola ''Graham Island''.

Il 4 dello stesso mese il vice ammiraglio Sir Hotham, in nome di Sua Maestà Guglielmo IV di Hannover, lascia una seconda bandiera rivendicandone il possesso.

Il 17 agosto, Ferdinando II, sovrano del regno delle due Sicilie, impone all’isola il nome già proposto dal prof. Carlo Gemmellaro, docente di storia naturale presso l’università di Catania: ''Isola Ferdinandea''.

Come se non bastasse, il 29 settembre, anche la Francia innalza una sua bandiera, chiamando l’isola ''Julia'', pur avendone pronosticato in una relazione scientifica la possibile scomparsa: una notevole erosione da parte delle onde e consistenti crolli detritici avevano fatto supporre che l’isola si fondasse su basi poco solide.

Le previsioni francesi di lì a poco si avverano, infatti, l’8 dicembre, il capitano Allotta, comandante del brigantino Achille, ne costatava la ''morte''. L’isola riapparirà solo per alcuni giorni nel 1846 e nel 1863. Dopo quelle volte, scomparirà definitivamente.
Localizzazione dell'isola Ferdinandea

Ciò che ne resta oggi è un banco di origine vulcanica, denominato sulle carte nautiche come Banco Graham, ubicato a 37° 09’ 48'' di latitudine Nord e 12° 43’ 06'' di longitudine Est.


DIARIO DELL'ESCURSIONE


Andare alla Ferdinandea o banco di Graham  è un’ avventura dai risvoltii  imprevedibili, considerata la distanza dalla costa , ci troviamo in acque internazionali ,il mare e il tempo giocano una partita dagli esiti  non sempre scontati, potrebbe anche capitare di partire con determinate condizioni e una volta arrivati  trovarle mutate, e non necessariamente in meglio.

Ma è anche vero che la  “Ferdinandea”  con la sua storia i suoi tormenti i suoi sconvolgimenti  e la sua posizione geografica  suscita  nell’animo di chi si accinge a recarvisi   sensazioni ed emozioni che superano anche il rischio di possibili elementi avversi . “l’isola che non c’e”, in realtà  c’e ,viva e presente  più che mai, e come il mito di sirena esercita un fascino irresistibile condensando  attorno a se e ai rari subacquei  che si recano a visitarla, sensazioni come , l’attesa, il mito , il sogno , la promessa.

DIARIO DELLA GIORNATA

Agosto porto di Sciacca  la giornata sin dalla prima mattina si annuncia calda e afosa  ci affolliamo sul molo per i preparativi , una  gran quantità di attrezzature affollano la banchina , c'e di tutto una lunga colonna di bombole e decompressive per assicurare la doppia immersione e le attrezzature fotografiche e di ripresa che , in veste subacquea, occupano un grande spazio , del resto come dire no a quelli che saranno i protagonisti di questa particolare giornata .

La barca che ci porterà  finalmente è in vista ,arriva in ritardo il comandante candidamente ammette che complici bagordi notturni della sera precedente ,il risveglio è stato cosa non facile ..ma nessuna contestazione esplode , vuoi per la simpatia che subito riscuote vuoi per l' emozione della meta ..il perdono di tutti è rapido e assicurato.  Ultimati i preparativi  e stivato il materiale ,finalmente siamo tutti a bordo  si parte veramente , un mare calmo come l'olio  e tre ore buone di navigazione verso il ...nulla  all'orizzonte ci attendono.

La navigazione inizia in un clima di generale  euforia ma l'ansia dell' immersione e la consapevolezza che un repentino  incapricciamento del tempo  potrebbe annullare tutto ,mitiga gli entusiasmi . 

Il tempo si inganna  a bordo, per  alcuni  tra le  narrazioni  fantastiche  tipiche delle conversazioni tra sub , per altri  crogiolandosi al sole sul sun-dek del “piga”  c abinato in legno di 13 metri con 50 anni di vita , ma portati splendidamente, grazie  alle  appassionate cure del suo vivace armatore e comandante ,Vincenzo.

Navigare  sulla distanza nel canale di Sicilia  non  esenta dalle  sorprese,  ne  può  dirsi noiosa dopo circa 40 minuti di navigazione  ecco che  sulla murata di sinistra  a meno di 50 metri un gruppo di delfini della famiglia dei tursiopi , appena sentito il rumore delle nostre eliche arriva di gran corsa  giocano  a nascondino sotto la nostra  chiglia per alcuni minuti...per poi sparire nel blu , ammetto complice la  sorpresa  e la velocità con cui tutto si è consumato  non ho avuto  il tempo di prendere la macchina fotografica  obbligandomi  in una serie di imprecazioni.... Passano 10  minuti  la storia si ripete  questa vota si tratta di  delfino comune con la livrea scura  sono in due si avvicinano dalla murata di destra come  siluri, sfrecciano  a pelo dell'acqua  regalandoci spettacolari evoluzioni  lo show è superbo  bellezza grazia e potenza..in azione ..i due "siluri" si  alternano esattamente sotto la prua  della nostra imbarcazione  giocando e  saltando davanti la ruota di prua a pelo d'acqua, l'emozione per noi che facciamo il tifo sul ponte di prua  è intensa, la sensazione di potenza  che sprigionano  pur senza alcuno sforzo apparente  è compresso in quelle linee idrodinamiche , questa volta sono pronto con la mia piccola macchina fotografica  non mi lascio sfuggire lo spettacolo...sono miei....

Finalmente giungiamo  al primo punto di immersione siamo in acque internazionali ,tempo perfetto mare perfetto , si  è deciso di effettuare la prima immersione  sul  "banco terribile"  decisamente la più impegnativa sul piano tecnico delle due immersioni programmate .

IL BANCO TERRIBILE

L’ immersione  si caratterizza per la profondità ragguardevole  tra i -30  e -50 metri  e le  forti correnti  sia di superficie  che di fondo  che investono  questo banco , mettendo a dura prova la capacità dei sub . A compensare le difficoltà di  questa immersione il” banco terribile” si  propone con  una  natura  sottomarina che narra  di un mediterraneo incontaminato e spettacolare.
Al via ci immergiamo lungo la catena d'ancora che seguiamo come cavo guida ,raggiungendo rapidi il fondale siamo a -33 , la corrente di fondo ci impegna in una navigazione non semplice ma per conforto  ci ritroviamo attorniati da un immenso banco di ricciole che con i loro ventri lucidi e scattanti  ci ricevono con una serie di passaggi spettacolari sfilando a pochi metri da noi in tutte le direzioni.

 Gli avvistamenti si susseguono senza posa i dotti in particolare nonostante la proverbiale timidezza, la fanno da padrona contendendosi con le ricciole questo palco naturale , peccato la visibilità , cosi limpida sui primi strati, risulta opaca sul fondo , anche il freddo esige  il suo prezzo quì  il termo clino bussa alla muta e si fa sentire , con sbalzi notevoli, passando dai  26 gradi per i primi 20 metri  ai 17 appena superati.

Il tempo è scaduto i ns computer segnano l'inderogabile momento di risalire , come scolari  diligenti  ci lasciamo  trasportare dalla leggera ma costante corrente planando  verso la catena dell’ancora  iniziamo  la lenta risalita ,pochi minuti e siamo fermi in deco  e mentre mario e franco giocano alla morra cinese  in sosta sulla cima , già  penso alla  Fernandea…finalmente .


LA  FERDINANDEA - BANCO DI GRAHAM

Sono occorsi altri sessanta minuti di navigazione per raggiungere la Ferdinandea  ,il sommo ,dei due,  che intendiamo visitare è quello su cui è deposta la stele in marmo commemorativa.
Trovarlo non è cosa semplice , complice alcuni problemi tecnici con lo scandaglio peniamo un po’  girando in tondo per riuscire a trovarlo in mezzo al profondo blu , ma finalmente la pazienza è premiata , giù l’ancora!  attorno a noi a perdita d’occhio solo mare,mare e nient’altro.
Fervono i preparativi  abbiamo già sostituito le bombole e assemblato i gav ,i fotografi sono pronti con le loro macchine che come gigantesche granseole di metallo affollano il ponte al momento già parecchio affollato di …tutto.
Scendiamo in un’ acqua , trasparente come il vetro, una visibilità eccellente già  ci premia ,il sommo è a circa  venti metri  sotto di noi, lo vediamo,  una leggera ma persistente  corrente di superficie ci fa penare un po’  per raggrupparci alla catena dell’ancora  un controllo generale  tutti ..pronti giù!.....la discesa è in diagonale come grani di un immaginario rosario, nelle nostre mute nere ci snodiamo  lungo la catena  pinneggiando lentamente verso il fondo ,la visibilità è assoluta.

La  prima impressione che registro è spettacolare …uno sterminato campo di spighe fiorite ,color oro ondeggia lentamente sotto di me ,alternandosi con spianate di sabbia lavica nera ….nera e granulosa  in un contrasto cromatico degno di una esposizione di ori su velluto , la sensazione  e di  pinneggiare  sulla  sommità  del vulcano ’Etna…trasportato per l’occasione sotto il mare..

Si comincia a pinneggiare in orizzontale  siamo a circa  -20 metri anche meno,  interi pendii formati  da  massi  lavici di varia dimensione  e guglie laviche  si stagliano  sullo sfondo ,un  plotone  di barracuda irrompe  mentre siamo  presi dalla esplorazione lenta e pigra che una tale profondità  permette, tra le pieghe dei sargassi  colpisce la  presenza di laminarie  e interi tratti colmi di esemplari di varia dimensione di  “anemonia sulcata”   questa bellissima attinia ,piatto prelibato per i buon gustai, bellissima da vedere fluttua con  i suoi tentacoli carnosi  dalle  punte blu cobalto, scrutando  tra i numerosi anemoni gioiello scopro una gran quantità di” ipselorodoris picta”un affascinante  nudibranco  che popola fittamente  i sargassi celato tra le foglie giallo oro.

La visione di insieme  è veramente stupenda, la trasparenza dell’acqua permette alla luce del sole di illuminare tutto il sommo vulcanico  ,una luce dorata e vivida ne scolpisce nitido il profilo e la morfologia  ,mentre attorno,  il mare sfuma in tutti i toni del blu.

Prima di risalire scorgiamo la famosa lapide marmorea lasciata dai sommozzatori della  lega navale Italiana  a testimonianza dell’appartenenza  alla nostra terra di Sicilia di questo miraggio di isola , la fotografo con la mia piccola macchina ,è appoggiata ad un masso lavico  a -15 metri, scomposta in tre e più  pezzi che cerco di  riassemblare ,  la stele cita:““ Questo lembo di terra, una volta Isola Ferdinandea, era e sarà sempre del popolo siciliano. Beatrice di Borbone delle Due Sicilie. I sommozzatori della Lega Navale Italiana di Sciacca posero”.

Accanto a questa poco distante  ,voi non la vedete io si , è deposta un’altra stele,ma  immaginaria dove è  scolpita  la gratitudine e il ringraziamento per  ciò che questa visita ha lasciato  per sempre nella mia memoria..

p.s un caloroso abbraccio va a Santo ed  Anna ,di Sciacca  che mi hanno  permesso di vivere questa emozione e a Nicola, cuoco di bordo ,per i suoi eccellenti  spaghetti al pesto .

 

Francesco (foto e testi)
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